In questa direzione si inserisce la commessa relativa al restauro, al risanamento conservativo, al miglioramento sismico e alla rifunzionalizzazione del complesso dell’ex Convento di San Domenico a Fermo, nell’ambito del progetto di completamento Fontevecchia, finanziato con i fondi del PNRR dedicati alla rigenerazione urbana.
L’intervento riguarda uno dei luoghi più stratificati della città, nel cuore del centro storico. L’obiettivo è coniugare tutela, sicurezza e nuove esigenze funzionali, restituendo alla comunità uno spazio che custodisce secoli di storia.
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Un intervento in un contesto storico di grande valore
Il complesso di Fontevecchia è il risultato di una stratificazione straordinaria. Le sue origini risalgono al I secolo a.C., con le Cisterne Romane, tra le più grandi e antiche al mondo, e su di esse si innesta nel Medioevo il convento domenicano, legato alla chiesa di San Domenico, edificata a partire dal 1233. Nei secoli il complesso si è trasformato più volte, adattandosi a funzioni diverse fino a oggi.
Si sviluppa attorno a due chiostri gotici e conserva elementi di grande pregio: portici voltati a crociera, ambienti storici e affreschi che vanno dal Quattrocento al Cinquecento. Per queste caratteristiche il complesso è riconosciuto come bene di interesse storico, artistico, architettonico e archeologico, e ogni intervento deve rispettare le disposizioni di tutela previste.
Per questo il progetto non si limita al recupero dell’edificio, ma prevede un approccio più ampio: leggere la storia del luogo, conservarne gli elementi originali e renderlo di nuovo fruibile.
Dal restauro alla messa in sicurezza
La commessa prevede il restauro conservativo di tutte le parti storiche, architettoniche, archeologiche e decorative, insieme alla rimozione degli elementi aggiunti nel tempo, come tamponamenti, tramezzature e solai che avevano alterato la lettura degli spazi. Nei chiostri tornano così visibili le arcate dei portici, e viene recuperato l’ingresso storico accanto alla chiesa, che torna a essere il principale accesso al complesso.
Accanto al recupero, c’è il tema della sicurezza. Sono previsti il miglioramento sismico delle porzioni a nord non ancora interessate da interventi strutturali, la messa in sicurezza delle parti più danneggiate, il rifacimento di coperture e volte crollate, l’adeguamento impiantistico e antincendio e interventi di efficientamento energetico compatibili con un edificio storico. Una nuova scala con ascensore e percorsi dedicati renderanno inoltre il complesso accessibile a tutti.
Il rispetto del bene storico
Intervenire su un edificio vincolato richiede un metodo preciso. Il progetto segue i principi del restauro moderno: minimo intervento, reversibilità, compatibilità e distinguibilità. In termini semplici, si interviene solo quanto necessario, con soluzioni che possano essere rimosse senza danneggiare l’originale e con inserimenti nuovi che restino riconoscibili rispetto alle parti antiche.
Ne è un esempio il nuovo corpo previsto nel chiostro nord, dove un tempo sorgeva un portico poi demolito. Ha una struttura in acciaio, è staccato dalle arcate storiche e collegato ad esse da vetrate leggere: è un elemento contemporaneo che dialoga con l’antico e, se necessario, può essere smontato.
Il valore della commessa per il territorio
Il progetto prevede che il complesso torni a essere uno spazio vissuto della città: il museo archeologico con i laboratori didattici, spazi per mostre temporanee, depositi archeologici visitabili, spazi universitari e una caffetteria. Nel seminterrato un pavimento vetrato permetterà di osservare i ritrovamenti più significativi, in un percorso che prosegue verso le Cisterne Romane.
Questa commessa racconta un aspetto importante del lavoro di Conpat: la capacità di operare in contesti complessi, dove competenze tecniche, sensibilità verso il patrimonio culturale e rispetto delle procedure devono procedere insieme.
Intervenire su un bene di questo valore significa adottare un approccio attento, coordinato e rispettoso della sua storia. Significa contribuire alla salvaguardia di un patrimonio che appartiene alla comunità e rappresenta una risorsa per l’intera città.
Attraverso questo intervento, Conpat conferma il proprio impegno nella realizzazione di opere pubbliche orientate alla qualità, alla sostenibilità e alla tutela dei luoghi, con l’obiettivo di generare valore non solo durante l’esecuzione, ma anche nel tempo.
Perché una città sostenibile non è soltanto quella che guarda al futuro, ma anche quella che sa prendersi cura del proprio passato.
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